:( Ciao Jacko

Dopo più di due mesi, forse, ho elaborato il lutto. E posso scrivere anche io il mio post.
Ciao Micheal, porta il moonwalk in paradiso, insegnalo agli angeli.

Ricordo come fosse adesso quel che stavo facendo quando ho saputo che Jacko era morto.
Per me è stato come l’11 settembre: tutti si ricordano cosa facevano l’11 settembre*.
O quando hanno saputo che era morto il papa** (l’ultimo che è morto).
O quando han dato la notizia del terremoto in Abruzzo***.
Chissà, forse se ci fossero stati gli Angeli della protezione civile sarebbe andata diversamente e Jacko sarebbe ancora tra noi.
Non voglio esser presuntuoso ma sono uno impegnato nel sociale e quel giorno, su facebook, avrei dovuto iscrivermi a “gruppo contro chi abbandona i cani” e “vaffanculo tutti i pedofili del mondo, porcodd*o”, ma Jacko era morto e tutto il resto doveva aspettare.
Senza pensarci due volte ho telefonato al lavoro e ho preso due giorni di ferie.
Ci sono cose più importanti, a volte, per un uomo.
Nelle quarantotto ore successive ho postato su facebook cinquantatrè video di Micheal e mi sono iscritto a tutti i gruppi pro-Micheal, quelli per Micheal morto, quelli per Micheal vivo e quelli per Micheal così così, dimostrando la mia solidarietà alla famiglia, mostrandole quanto le sono vicino.
La morte è brutta.
Ma non ce ne accorgiamo sempre… poi tocca a un nostro caro, come Micheal Jackson, e ci si rende conto di quanto è brutta.
Affinché nessuno dei miei amici si dimenticasse di lui ho anche passato le ferie di agosto – su un lettino al mare – parlando loro di tutte le canzoni del “The best of” di Micheal che ho comprato qualche giorno dopo che ci ha lasciato :”’
Però io lo ascoltavo anche prima, non come quelli che adesso salgono sul carro funebre!!!

Ho anche saputo delle cose importanti, che tutti devono sapere!
Il bambino che accusava Micheal di essere un pedofilo ha ritrattato! Gli avevano detto di dire così!!!
E comunque anche se Jacko avesse fatto qualcosa sarebbe colpa del padre che lo ha fatto lavorare troppo presto e a lui son mancate figure come il compagno di banco con cui toccarsi.
E non è diventato bianco perché era un infelice ciucciacazzi paranoico: aveva una malattia!
E’ una malattia che ti sbianca la pelle, controllate su youtube!
Prima ti vengon delle macchie e poi diventi bianco; prima di giudicare pensate che magari anche qualche vostro amico una volta era un negro e poi si ammalato: forse è per quello che non vota la lega!!!
Perché Travaglio di queste cose non parla?!

Ultima cosa: non vedo l’ora che facciano un bel film su Jacko. Spero che la parte da negro la facciano fare a Denzel Washington e quella da bianco a Bruce Willis, perché sono i miei attori preferiti.
E se proprio Denzel non riesce a truccarsi da ragazzino spero chiamino Gary Coleman.

* bevevo una birra al bar
** bevevo una birra al bar
*** non mi ricordo

Lettera al grandissimo figlio di puttana che oggi mi ha rigato la macchina.

Spero che domattina ti venga diagnosticato un cancro. Ai coglioni.
Spero che la notizia ti spinga a lasciarti cadere sulla prima sedia, in modo che un bugno ceco sul culo ti faccia per un attimo sembrare uno scherzetto quell’emorroide che continua a peggiorare.
In fondo emorroidi e bugni cechi non son nulla, quando scopri d’avere un cancro ai coglioni.

Spero tanto che qualche tempo dopo trovino la cura per il cancro e lo annuncino in tv, mentre tu sei lì sul divano a pensare ai tuoi capelli che cadono per la chemio.
Spero che gli occhi ti si illuminino di speranza.
Spero che tu corra dal suo oncologo per concordare tutti gli esami del casoe che l’esito di questi sia positivo “Sì, cazzo, Silvio – spero che il tuo nome sia Silvio – il tumore è ancora in uno stato estremamente curabile”.
Spero che ti sottopongano a cure durissime e che queste cure facciano effetto.
Spero che tu ti commuova all’annuncio dell’oncologo “Silvio, quella di giovedì sarà l’ultima seduta. Il suo tumore ormai è solo un brutto ricordo”.
Certo, sarà un ricordo doloroso, visto che le cure ti avranno lasciato impotente, ma spero che tu ti renda conto di aver riavuto la tua vita, i tuoi 36 anni, la tua mogliettina, i tuoi progetti.
Spero tu senta di volerne godere, di questa vita.

Spero tu decida di non dir nulla a tua moglie, per farle una sorpresa.
Spero che il giorno seguente tu faccia finta di recarti al lavoro per andare invece in un’agenzia di viaggio in cui acquistare i biglietti per il viaggio che Tu e Lei avete sempre sognato.
Spero che salendo le scale di casa le mani ti tremino dall’emozione, gli occhi ti si facciano lucidi all’idea di annunciarle che hai sconfitto il cancro.
Spero tu apra la porta di casa sorridendo, trionfante, sventolando i biglietti aerei, col passo veloce di chi sta per tagliare il traguardo della propria felicità. E spero che tu non ti accorga delle chiavi dell’auto di tua moglie – quelle stesse chiavi con cui hai rigato la mia cazzo di fiancata – cadute, chissà come, sul pavimento.

Spero che tu ci scivoli sopra, cadendo goffamente, e che l’ultima immagine della tua vita, prima di battere mortalmente la testa, sia quella di tua moglie che sul divano del vostro nido d’amore si fa scopare dal tuo migliore amico e dal tuo oncologo e che, prima di chiudere gli occhi per l’ultima volta, tu abbia il tempo di realizzare di esser vittima di un destino infame e vigliacco. Come te.

La Piada Nella Roccia

Era un [tempo] lontano, nel passato o nel futuro non è dato saperlo ma facciamo nel passato perché ormai ho detto ‘era’, e l’un tempo ridente Regno di Romagna era da qualche anno caduto sotto la dominazione d’un tiranno spregevole, feroce, che terrorizzava ed affamava il popolo per il solo gusto di farlo, si divertiva a girare le tartarughe sul guscio ed aspettare che morissero (cit.) e, presumibilmente, tifava il Rimini.
Nessuno ormai ricordava come Poerio, il tiranno, avesse preso il potere ma nessuno riusciva a dimenticare qual’era stata la prima cosa fatta una volta autoproclamatosi “Re e più sborone della Romagna tutta”: aveva fatto sequestrare ogni piadina (impasti già pronti compresi) e ne aveva vietato la produzione, pena la morte; aveva poi fatto costruire una gigantesca teglia, la più grande mai vista, e l’aveva usata per bruciare tutta la piadina.
Nelle menti di tutti era ancora vivo l’odore acre della piada che si anneriva e le lacrime delle donne inconsolabili, che la teglia l’avrebbero dovuta pulire loro.
E la piada, quando brucia, si sa, si attacca.

La mancanza di piadina aveva lasciato la popolazione inebetita e incapace di ribellarsi.
Poerio aveva scelto come reggia la Rocca Malatestiana di Santarcangelo poiché, come lui stesso proclamò: “è figo, e poi lo sapete quant’è che vengon le case, lassù”.
Poche centinaia di metri più in là, vicino alla piazza, in una casetta con due camere, bagno, cucina, salotto, soffitta abitabile, posto auto, ampio giardino, telefonare ore pasti, abitavano Nives e Luigi, due anziani: lei azdora, lui muratore.
Quando gli scagnozzi di Poerio gli erano entrati in casa per il sequestro della piada lei era stata lesta ad infilarsene una mezza ancora tiepida nel grembiule; lui, che invece era abbastanza rincoglionito, s’era preso anche una portata in faccia.
Il mattino dopo, mentre il marito faceva un lavoretto di riparazione al muro, Nives si avvicinò all’arco, simbolo cittadino, e disse “Luigi, vieni un attimo qui!” e quando Luigi obbedì aggiunse “dì, butta un po’ di cemento lì”
“Cosa sei scema? che se ci vedono i vigili..”
“Dai, cuniè niseun, movti” (che non c’è nessuno, muoviti)
“Cì imbariega?” (sei ubriaca?) domandò Luigi, mentre con la pala buttava il cemento fresco contro una delle basi dell’arco.
Ma Nives non lo ascoltava più. Estrasse la mezza piada dal grembiule, la alzò un momento al cielo con le vecchie mani ossute e proclamò solenne “quello che estrarrà questa piada da questa roccia sarà il prescelto che ci libererà da ‘sto stronzo” e piantò la saporita mezzaluna nel cemento, lasciandone emergere solo un angolo.
“Ci imbariega” sentenziò Luigi, poi aggiunse “e non è neanche una roccia, è una gettata di cemento”
“Va bon, ma ‘La Spada Nella Gettata Di Cemento’ che cazzo di titolo è?” lo zittì la Nives.

In breve la storia si diffuse e tutti gli uomini più forti della Romagna accorsero all’ombra dell’Arco a tentar di estrarre la piadina ma nessuno vi riusciva.
Qualcuno suggerì di spaccare il cemento a martellate ma la Nives avvertì “Vè che poi se rovinate l’arco con quelli dei beni culturali son cazzi. E poi non intendevo così” e l’idea fu abbandonata.
Tutti pensarono che l’impresa fosse impossibile e la Nives una testa di cazzo, metter la piada nel cemento, tanto valeva che la regalasse. Nessuno osava più avvicinarsi alla piada, anche perché c’erano un sacco di formiche.

Dice come va

Dice come va e va che andrebbe meglio se potessi scaricare cinquecento euro da emule, guardare il cielo e pitturarlo di bestemmie, sedermi su una stella e pisciare sul mondo urlandogli che lo disprezzo anche se in fondo non lo odio. Dai, adesso fateci i cinici sopra. [bestemmia composta]

Capito come?
No homo.

Piccolo intermezzo piccante

lego_bordello