Salvate il soldato cittadino™ Sibilia

Schermata 2014-03-20 alle 06.34.25

Carlo Sibilia del M5S, prima di entrare in Parlamento, si era già distinto per l’innovativa proposta sul matrimonio tra individui di specie diversa purché consenzienti.
A una prima impressione mandare uno così in Parlamento poteva sembrare una cazzata da evitare. E se c’è una cosa che ho imparato dalle Fail Compilation e della nascita dell’Idv è che quando una cosa appare una cazzata da evitare alla prima impressione, probabilmente è una cazzata da evitare e basta.

Ma poiché la storia spesso se ne frega del buonsenso e (sorprendentemente) anche della mia opinione, Sibilia è divenuto Parlamentare della Repubblica ed ha anche conquistato relativa fama facendo ciò che evidentemente gli riesce meglio, cioè dire idiozie su vari temi: sul Governo, su Falcone e Borsellino, sulle regole della Costituzione, sul vecchio caro Signoraggio ecc..
È stato inoltre protagonista dell’imbarazzante gita alla “3 giorni di Bilderberg” insieme all’altro genio di Bernini (di cui ho già parlato), e forse per questo suo spirito di viaggiatore è stato recentemente spedito – ho scoperto la notizia districandomi faticosamente nel (già di per sé orribile) layout di beppegrillo.it, semi-nascosta tra la pubblicità di amicodentista.com e quella del Nuovo Milka Bubbly – in viaggio premio in India, a un “prestigioso” evento: The Economics of Happiness conference and gathering 2014.

The Economics of Happiness, da cui la conferenza prende il nome, è un documentario di 67 minuti di superficiale retorica propagandistica no global, colpevolmente priva dei dati e degli approfondimenti di cui un argomento di tale portata necessiterebbe, con l’aggravante di mostrare, in apertura, una citazione di Terzani.
Insomma, come spesso accade, una battaglia che si può ritenere giusta e nobile – per quanto confusa e forse utopica come il ritorno a un sistema sociale ed economico drasticamente più a misura d’uomo – è portata avanti attraverso un manifesto disonesto nella sua imprecisione e faziosità.
Ciò non ha impedito al documentario di fare incetta di ben 13 sconosciuti premi cinematografici verdi, nel 2011.

Schermata 2014-03-20 alle 05.58.36

Dei premi a parte li meriterebbe il trailer italiano, anche solo per il fatto di essere corredato dai commenti di Utenti dell’Internet™ (cosa che mi ha fatto venire in mente questa pagina), la cui autorevolezza è appunto provata dal fatto di possedere una connessione:

Schermata 2014-03-20 alle 06.25.19

o dall’aver buttato via anni di studio:

Schermata 2014-03-20 alle 06.27.19

Sibilia, stando a quanto si apprende dal post, è stato invitato alla conferenza da Helena Norberg-Hodge, co-autrice e produttrice del documentario. Trattasi di un evento importantissimo: è il sito ufficiale dell’evento a dirci che sono attese ben 1000 (mille) persone, cioè circa quelle che hanno assistito all’ultima partita casalinga del Delta Porto Tolle, in Lega Pro Seconda Divisione.

Sibilia non trova le parole.

“Forse non riuscirò mai a spiegarvi cosa sta succedendo e cosa sto provando da quando sono qui in India. Allora ho deciso di provare con le parole degli altri. Questo è Keibo Oiwa professore presso l’International Studies Department di Meiji Gakuin University. E’ anche un antropologo culturale, scrittore, attivista ambientale e public speaker. Fondatore dello Sloth Club, una ONG di ecologia e “Slow Life”. Ascoltate bene cosa mi ha detto. Guardatelo negli occhi mentre parla. E diffondete il messaggio. Non c’è niente da aggiungere.”

Dopo un’introduzione trita e ritrita, ma non per questo non condivisibile, sul male della frenesia odierna e del consumismo, con Oiwa si parla del M5S.

“Mi ha così ispirato Carlo! mi hai raccontato di questo movimento, avevo sentito qualcosa, ma ora è così chiaro! Ecco cosa sta succedendo nel mondo e vedo finalmente una vera speranza. Che parte dall’Italia. Ma sono sicuro che si diffonderà in tutto il mondo!”

Mi hai così ispirato, Carlo.
Io credo, senza eufemismi, che se il sig. Iowa riuscisse a guardare con più distacco e serietà al fatto di essere stato ispirato da Sibilia Carlo, classe 1986, da Avellino, potrebbe fare una sola cosa giusta, di conseguenza: uccidersi.

C.: “Cosa ti ha impressionato di più?”
K.: “Che parla della VERITA’. Siamo in India ora e di questo parlava sempre Ghandi il Mahatma. Della verità. Dobbiamo riprenderci la verità! E’ molto semplice. Tutti, tutti hanno la VERITA’ dentro di loro. Siamo onesti, esprimiamo la verità. E questo è il MoVimento 5 Stelle.”

Parla della verità. E forse sono lacrime di emozione quelle che rigano il mio volto leggendo queste parole, così toccanti e così graficamente vicine ai link di TzeTze, la piattaforma informativa della Casaleggio Associati la cui caratteristica principale è “essere una merda da qualunque punto di vista”.

Iowa ha anche una richiesta:

“…per favore unitevi a noi in questo movimento per fermare la riattivazione dei reattori nucleari in Giappone.”

Carlo, la mente forse già proiettata al buffet del matrimonio tra una uomo e una talpa di Senkaku, non si fa pregare:

“Lo faremo di sicuro.”

Aside

Tra gli avvenimenti di questa fase politica che ci aiuteranno un giorno a ricollocare “Dove andiamo a ballare stasera? Guida a 250 discoteche italiane.” di Gianni De Michelis nell’abusata categoria ‘sobrietà’, c’è la discussione mediatica in corso sulla figura di Rocco Casalino.

Schermata 2014-02-18 alle 05.21.30

Tornato agli onori delle cronache, non senza stupore da parte di molti giornalisti, per via della sua presenza alle consultazioni dei Cinque Stelle con Pierluigi Bersani – personalmente ero più stupito dall’assenza del Gabibbo o di Capitan Ventosa, vista la vicinanza ideologica e storica tra il Movimento e Striscia la Notizia -, Casalino ha recentemente riguadagnato i riflettori scrivendo alla conduttrice del programma che lo rese immeritatamente celebre.
Sostanzialmente Casalino lanciava alla Bignardi la pesantissima accusa di aver fatto, durante l’intervista al cheguevara dell’imbarazzo certificato cinque stelle Alessandro Di Battista, domande del cazzo, provocando forte sconcerto in tutti coloro che, non avendo mai visto Le Invasioni Barbariche, potevano essere sorpresi dal fatto che fossero state poste domande del cazzo.
Visto che una delle questioni sgradite riguardava il padre fascio di Di Battista, l’argomentazione del j’accuse casaliniano era grossomodo “e te allora che c’hai il suocero assassino?”, evidenziando ancora una volta come la comunicazione del Movimento verta quasi sempre, almeno nelle premesse, sul Character Discrediting (assassination mi pare un po’ troppo).
Oltretutto, nel caso specifico, domandare all’interno di un talk-show, che non è una tribuna politica, quale sia il rapporto che un volto di spicco di un Movimento che dichiara di superare le ideologie ha col proprio padre, essendo invece questo fortemente ideologizzato, appare una domanda assolutamente legittima.

Giorni e giorni di editoriali, discussioni in tv e addirittura l’intervento del fu Presidente del Consiglio Enrico Letta sulla questione, considerando che la questione è “ex concorrente del Grande Fratello scrive a ex conduttrice del Grande Fratello”, costituiscono secondo me un’immagine emblematica del degrado pop, nella peggiore declinazione possibile del termine, della discussione politica che, già stuprata da vent’anni di berlusconismo, ora si trova i grillini a dirle che è colpa sua che era vestita da troia.

Personalmente, invece di perdersi in rapporti col padre e ambizioni da PdC condite da osservazioni semi-lombrosiane, credo che a uno come Di Battista la domanda che si dovrebbe fare più spesso è “mi scalderesti un Camogli?”

Pochi giorni fa Casalino ha riguadagnato la scena a causa di un vecchio filmato – secondo Grillo tirato fuori dal Tg3, ma in verità emerso da quella rete di cui i grillini pretendono erroneamente  di costituire il Popolo – nel quale, in mutande, si lasciava andare a considerazioni sull’odore degli extracomunitari e dei poveri (i “meno ambienti”, davvero).

E tutti a pensare “WOW, è un estremista! Se scrivesse un manuale di economia domestica lo chiamerebbe ‘Quante volte è lecito venire in un fazzoletto di carta prima di smettere di soffiarcisi il naso'”.
E invece è solo Rocco Casalino, quindi si è affrettato a giustificare l’intervista dichiarando che era una provocazione.

«13 anni fa frequentavo il “Centro Teatro Attivo” di Milano. In un corso di recitazione si sviluppò lo studio dei personaggi e a me fu affidata l’interpretazione di un personaggio snob, classista, xenofobo e omofobo. Per questa interpretazione, dovevo usare un linguaggio paradossale ed estremista. Per sbeffeggiare l’ipocrisia di molti personaggi pubblici, interpretai questo ruolo politicamente scorretto in una intervista alle “Iene”, utilizzando lo studio fatto nel corso di recitazione»

Una provocazione. Yawn.

Difficile dire quale sia la versione reale. Ancor più difficile dire quale sia quella preferibile. Personalmente, pensando a Casalino, Messora e Nick il Nero, rimpiango i bei tempi in cui i soldi delle mie tasse servivano a pagare la coca a Emilio Colombo.

Pasta coi froci

Chiunque abbia mai ascoltato per una decina di minuti La Zanzara – e io, cosciente che ne risponderò prima o poi  di fronte a Dio o chi per lui*, sono tra questi – sa benissimo come funziona la trasmissione di Radio24.
Ogni puntata è sostanzialmente divisa in:
– Cruciani che tenta di mostrare quanto non è perbenista, guardami per favore, non sono perbenista
– Cruciani accomodante col potente di turno in collegamento
– Cruciani un po’ (ma non troppo) irriverente nei confronti del potente di turno non in collegamento
– Cruciani che tratta male chi ha un reddito inferiore al suo
– Cruciani che in maniera neanche troppo sottile tenta di montare un caso sul nulla.

All’ultimo punto deve la propria fama La Zanzara.
Cruciani, eroe del giornalismo cialtrone, dotato di superpoteri come far apparire Parenzo una persona gradevole e rimandare all’infinito un necessario shampoo, passa buona parte delle interviste ai personaggi pubblici meno smaliziati tentando di fargli dire qualcosa di controverso, affinché il giorno dopo si parli di lui e Gramellini non debba cercarsi un lavoro.

“Ma scusi, sta dicendo [qualcosa di scandaloso]?”
“…”
“Perché non dice  [qualcosa di scandaloso]?”
“…”
“Ma lei pensa che  [qualcosa di scandaloso]?”
“…”
“Facciamo che io dico  [qualcosa di scandaloso] e lei annuisce o mi fa un silenzio/assenso?”

e i più stupidi – chi ha detto Borghezio? – ci cascano.

Non è nemmeno il caso di Guido Barilla. Il presidente dell’omonima multinazionale ha semplicemente detto che non faranno spot utilizzando come testimonial famiglie composte da coppie gay.
E chi cazzo se ne frega?
E perché dovrebbe fare il contrario?

Gran parte della gente con cui abbiamo a che fare ogni giorno pensa, nella migliore delle ipotesi, che “i gay in camera loro possono fare quello che vogliono“, però che schifo i froci che si baciano in pubblico, che catastrofe i finocchi che si sposano.
Per Dio! Va bene tutto ma i bambini stiamo scherzando!?**

Se fossi il Presidente della Barilla non vedrei l’ora, di fronte a tanta gente dalle vedute così aperte, di associare al mio marchio lo slogan non ufficiale “la pasta dei froci”. E se qualcuno pensa che una multinazionale che vende tagliatelle debba farsi carico di una battaglia culturale necessaria, beh, spero abbia trovato dove parcheggiare il suo unicorno.
A parte che da un punto di vista semiotico associare un prodotto come la pasta alla famiglia modello Mulino Bianco – la quale, pur non essendo mai esistita, sa tanto di “di una volta” – è la cosa più ovvia (e per un pubblicitario comprensibilmente giusta), da quando le teste di cazzo hanno smesso di essere una fetta rilevante del mercato?
E, guarda un po’, la Mulino Bianco appartiene a Barilla.

Però dai, continuiamo a protestare:
yo
* spero che questo qualcuno sia meno vendicativo di Dio o che almeno ne segua l’esempio non esistendo.
** perché è chiaro che l’opinione personale che ci si è formati al bar tra uno spritz e una partita a scala 40 è più importante della ricerca scientifica.

CL, Cocoricò e Liberazione

Tempo fa, direi più o meno “nei giorni in cui a Rimini c’è stato il Meeting di CL ma non ho voglia di googlare che giorni fossero”, sono stato a fare un giro (sorpresona!) al Meeting di CL.
L’idea era grossomodo quella di immergersi nel fatato mondo del lobbismo cattolico e magari tirarne fuori un post a riguardo, poi qualcuno l’ha fatto prima di me e meglio di come l’avrei fatto io e allora vaffanculo il post sul Meeting.

Stanotte però, mentre tenevo compagnia alla mia insonnia, mi sono messo a riordinare le foto nel telefono, e allora dai.
Ecco ciò che, anche se avete letto l’articolo testé linkato, forse ancora non sapete.

Al Meeting un coca e rum costa sei euro e settanta, SEI EURO E SETTANTA, quindi credo si piazzi secondo nella classifica “posti nei quali ho pagato troppo un cazzo di coca e rum”, subito dietro al Cocoricò (10 euro), con la differenza che, se non altro, nella nota discoteca riccionese si può facilmente trovare dell’mdma con cui accompagnarlo, e non solo delle tartine fatte con cracker confezionati e alici marinate (bellina anche l’idea di farsi addomesticare, ripresa da Il Piccolo Principe, lì nella maglietta).


Ma vabbè, facciamo che ci può stare perché al Meeting l’ingresso è gratuito e al Cocoricò no. Il problema grosso è che prima ti battono lo scontrino per il coca e rum e poi al bar manca il rum, così ti tocca ripiegare su qualche cazzata col gin.
Più onesti i prezzi della birra. Menzione d’onore per i sottobicchieri:


Però anche al Metting, seppur in edizione più spartana di quella del Cocoricò, c’è la piramide.

Al Meeting è anche possibile incontrare giovani volontari disponibilissimi a discutere, pur senza comprenderli, i ragionevolissimi dubbi dei miei amici sulle incoerenze del movimento e del suo incontro annuale .

Alla fine, per liberarsi di noi, hanno deciso di regalarci il libricino guida dell’evento (costo: 1 euro).

Quando si è finiti a parlare di Formigoni, uno di loro ci ha orgogliosamente confessato che nell’edizione precedente un suo amico ha avuto l’onore di servire da bere all’ex governatore lombardo riciclatosi senatore. Bei tempi, Formy.

Alla kermesse ciellina è anche possibile acquistare magliette in cui con un tocco di internazionalità si ricorda che la famiglia è vita, a patto ovviamente che i genitori riescano ad incastrarsi tra loro anche stando uno di fronte all’altro e senza bisogno del sesso orale.


Oppure altre nelle quali G.K. Chesteron, prendendosi una pausa dai suoi libri su Padre Brown (prete/detective, quindi precursore di Don Tonino), si occupa di massacrare la logica dimenticando colpevolmente di aggiungere “gnegnegne”.

A un certo punto ho ricevuto anche una specie di confuso volantino antiabortista di cui avrei voluto parlarvi, ma devo averlo smarrito oppure usato, insieme a un pallone da rugby e un Magnum Mandorle, per praticare un aborto clandestino in coppia con Emma Bonino, non ricordo.

Sono inoltre presenti gli stand del Grana Padana (il formaggio preferito di Gesù), dei Carrera (i jeans preferiti di Gesù), Pumoqualcosa (i puzzle preferiti da Gesù) e di altre decine di marchi che non ho avuto voglia di fotografare ma evidentemente piacevano tanto a quel maiale consumista del figlio di Dio.

Chi si distingue è Avvenire che, nonostante abbia uno spazio infinitamente più piccolo di quello riservato a Lotto e Superenalotto (Gesù i primi trent’anni stava al tabacchi), non ha paura di dissarli dalla propria bacheca elettronica.


Purtroppo non si registrano drive-by.

Il servizio d’ordine è abbastanza leggero, a parte l’alto numero di divise all’ingresso o al seguito di ministri e altre personalità che vengono a baciare il culo alla mafietta fondata da Don Giussani, quindi credo che nei bagni sia possibile dedicarsi ad attività ricreative come spacciare o ridurre un ciellino in fin di vita prendendolo a calci mentre piscia, per poi allontanarsi senza dare troppo nell’occhio, ma non mi sembra un buon motivo per farlo. Giuro.

E poi c’è anche Magic Voice.


Mi sa che torno anche anno prossimo.

La tragedia di un cittadino™ ridicolo

Si potrebbe pensare che, se il Movimento 5 Stelle avesse un minimo di decenza, il cittadino™ Paolo Bernini verrebbe tenuto al riparo da telecamere e soprattutto microfoni. Ci si aspetterebbe che, al momento della presentazione di un intervento di Bernini, qualcuno gli dicesse “purtroppo la scaletta degli interventi è piena” o “purtroppo quell’argomento lo sta già trattando qualcun altro” o “mettitelo nel culo il tuo intervento, Paolo”.

E invece no, perché Bernini ha un suo ruolo.

Una cosa che si sente dire spesso è che gli italiani sarebbero meglio di chi li rappresenta, ed è un’affermazione palesemente falsa. Un parlamento con un alto numero – non tutti – di cialtroni, evasori, opportunisti e delinquenti di vario genere sembrava lo specchio piuttosto fedele di un popolo con un alto numero – non tutti – di cialtroni, evasori, opportunisti e delinquenti di vario genere.
Era ancora inesatto. Quella parte di paese che possiamo identificare come “poveri rincoglioniti” non era degnamente rappresentata, quindi è nato il Movimento 5 Stelle e si è subito affermato sopra il 25%.
Ma i poveri rincoglioniti sono una gamma piuttosto ampia, in cima alla quale si erge statuaria la categoria dei complottisti (o complottari), i rincoglioniti che, non potendo uscire per paura dalle scie chimiche, se ne stanno in casa a farsi pigliare giustamente per il culo da Protesi di Complotto e a copiaincollare ai propri contatti facebook le cazzate che trovano su siti abbandonati dalla scienza ufficiale e dagli web-designer.

Poiché i requisiti necessari per votare sono grossomodo “essere stati in grado di respirare e nutrirsi per 18 anni consecutivi” è giusto che i complottari che hanno tagliato questo traguardo – sospetto che una buona parte di essi si sia strozzata col cibo a pochi passi dall’arrivo – abbiano il loro Paolo Bernini.
D’altronde l’abbiamo tutti un amico o un conoscente che crede ai chip sottopelle in grado di controllare il cervello, che ha iniziato a interessarsi di “politica” per colpa di vedendo quella puttanata di Zeitgeist e che sbandiera sicumera riguardo teorie cospirazioniste sull’11 settembre. Certo, poi il vostro amico/conoscente non fa il parlamentare né va a fare il coglione fuori dalla tre giorni del gruppo Bildeberg con quell’altro genio di Sibilia. E sapete perché? Perché ci va Bernini, che lo rappresenta. Se invece non conoscete nessuno così è perché probabilmente vi sarebbe toccato uno di quelli che si è strozzato col cibo e, fortunatamente, l’ha fatto prima che lo incontraste.

Video: nella cameretta in cui ha scoperto la politica e “venire nei calzini sporchi”, il cittadino™ Paolo Bernini illustra a un giornalista Rai come sia possibile, anche per una persona ipodotata, compiere azioni comuni, ad esempio impostare google come homepage o diventare parlamentare.

 

Puttane a Piazza Farnese

Con la condanna in primo grado di Berlusconi a 7 anni (più l’interdizione dai pubblici uffici, yo) si conclude il primo capitolo di una delle tragicommedie più ridicole tra le tante che hanno intrattenuto questo paese negli ultimi anni.

Per fortuna a tenere alto il livello dell’imbarazzo ci pensa Giuliano Ferrara…
[continua su Tomaski]

Più dettagli! #3

“Più dettagli”, la rubrica dei fatti di cui non frega un cazzo a nessuno.

Fermatomi al bar per pranzo, ché ero in giro per motivi di lavoro (!), stavo iniziando a mangiare le mie mezzelune agli asparagi (che non mi piacciono, ma mi piace l’odore dell’urina nel resto della giornata) pregustando la tranquillità della solitudine accompagnata dalla lettura dei quotidiani. Purtroppo una famiglia nonna-padre-madre-bambina ha pensato che fosse una buona idea occupare il tavolino accanto al mio. E vabbè. Però, se la vostra cazzo di bambina strilla tutto il tempo, io mi aspetto da voi almeno che la richiamiate all’ordine, se proprio non disponete di corda e bavaglio regolamentari. Invece no: genitori che se ne sbattono bellamente il cazzo e nonna che le fa la cronaca del cartone che la bambina sta guardando sul cazzo di iPad, combattendo in volume con la radio del bar, il sonoro del cartone stesso e le urla della bambina (a parte che trovo la cosa ridicola di per sé, che cazzo ti porti il tablet per farle vedere i cartoni se la piccola stronza urla comunque?). Io poi amo tutte le categorie in gioco, cioè vecchi, bambini e genitori disattenti, ma a patto che siano nel loro habitat naturale, rispettivamente: i ricordi dei propri cari, le fail compilation e il 41 bis. Colgo comunque l’occasione per ricordarvi che la sovrappopolazione è un problema di estrema gravità, vi invito quindi al sesso protetto o, quantomeno, a venire nei muri.