Tnx to mrs. free

Dopo aver passato la notte e la mattinata a fare sesso selvaggio, lunedì, ho visto bene di passare il pomeriggio a dormire, anche perché in serata mi aspettava uno degli ultimi turni del campionato Sfigatissimi di calcio a undici, cui partecipo in qualità di catarroso centrocampista.
Ora qualcuno forse si chiederà “lavorare niente?” mentre altri si staranno interrogando sulla veridicità delle mie doti di amatore. Se ai primi rispondo cordialmente “fatevi i cazzi vostri”, coi secondi devo ammettere che quando dico “sesso selvaggio” intendo “giocare a candy crush saga piangendo al buio e poi andare a prendere mia madre per portarla al pronto soccorso per via di una colica”. Questo tourbillon di emozioni e sudore – più nel piumone che in campo, a dirla tutta – mi ha tenuto lontano da internet e dalla cronaca, così ho appreso soltanto ieri pomeriggio i due fatti drammatici che hanno costituito le notizie di punta durante la mia “assenza”: mi riferisco ovviamente al terremoto in Iran e all’attentato di Boston.

Ogni volta che accadono due fatti del genere c’è qualcuno che accusa i media di non dare uguale (o comunque proporzionata) rilevanza alle due notizie, tacciando i giornali di ipocrisia ed etnocentrismo. Certamente una dinamica che si è verificata, nel corso di anni, ma non in questo caso, almeno secondo me.
Le notizie vengono selezionate e pesate sulla base di regole, dette news values, forse non etiche ma senz’altro razionali, che ne definiscono la notiziabilità. Una semplificazione brutale di alcuni di questi criteri è quella secondo cui in un eventuale disastro una vittima europea equivarrebbe a 28 cinesi, così come 1 minatore gallese equivarrebbe a 50 pakistani. Si tratta però appunto di una semplificazione, che così esposta darebbe adito a facili accuse di razzismo ed etnocentrismo, mentre a determinare le proporzioni sono altri fattori, altre values (è bene sottolinearlo, correlate e agenti l’una sull’altra), legate principalmente a quello che è l’interesse del pubblico nel leggere una notizia, alla gerarchia e alla vicinanza dei soggetti interessati (la vicinanza culturale è spesso preminente su quella geografica) e agli esiti futuri che la notizia potrebbe determinare.

Trovo quindi razionale il comportamento dei media, meno quello di chi corre alla propria bacheca facebook per mostrare al mondo quanto sia sensibile, ma solo – in questo caso – con la propria sensibilità a stelle e strisce, perché ok che i media influenzano la audience, ma le due cazzo di notizie le abbiamo lette o ascoltate tutti. Sinceramente credo sia più genuino il dolore di quelli che quando accade una tragedia vorrebbero fare la battutona brillante e – cazzo – non gli viene.

Tanta ipocrisia l’ha descritta benissimo Chiara:

3 morti a boston, ducentomilamilioni di post con preghiere e sentimenti di vicinanza e siamo tutti americani. Terremoto del porco demonio in Iran, con un bilancio di vittime che potrebbe essere pazzesco e, vabbè, niente, chi cazzo vuole essere iraniano.

La scusa peggiore che ho letto era tipo “ma perché quello che è accaduto negli Stati Uniti è stato fatto da delle persone, mentre quel che è successo in Iran è dipeso dalla natura”.
A parte che se state a pregare per i morti la colpa la potete dare a Dio e fargli sapere che è una testa di cazzo, l’unico modo per dimostrare con esattezza quanto quella scusa sia una stronzata è la contemporaneità in tempi brevi di un attentato in Iran e di un bel terremoto negli Stati Uniti.
Non so voi, ma io ci tengo a dimostrare le mie teorie, quindi sto pregando Dio affinché organizzi il tutto per l’inizio della settimana prossima.

One response to “Tnx to mrs. free

  1. Pingback: È vero, sono un burlone che non prende mai nulla seriamente. Tranne la morte. Soprattutto la tua. No, sul serio, muori. | giorgio

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