Monthly Archives: March 2013

Tecniche di sopravvivenza al pranzo pasquale

I pranzi controvoglia con i parenti sono prove cui siamo sottoposti più o meno tutti, e trovano le loro massime espressioni in occasione di Natale e Pasqua. Superata la fase, comune a molti, della ribellione adolescenziale durante la quale si cercavano escamotage per evitarli, subentra generalmente una sorta di rassegnazione dettata dall’accettazione del proprio ruolo di adulti e dal fatto che abbuffarsi come troie in una gangbang, specie se il menù è diverso da quello di una gangbang, piace un po’ a tutti.

Perché si possa quindi superare nel migliore dei modi il pranzo pasquale – per vicinanza temporale prendiamo in esame quello – ho elaborato alcune tecniche.

Tecnica Prime Uve
Quante volte avete detto, senza magari poi tener fede al vostro proposito “stasera non bevo, domani ho i parenti”? Non bere? Nulla di più sbagliato. Certo, andare a letto presto e in condizioni accettabili significa svegliarsi per tempo e non doversi trascinare a tavola annaspando penosamente, ma taglia alcuni vantaggi da non sottovalutare.
Innanzitutto la sofferenza vi porta a mantenervi concentrati sull’obiettivo secondario, cioè mangiare senza ubriacarsi, cosa che potrebbe portarvi ad atteggiamenti troppo brillanti di cui vi pentireste al prossimo incontro con i parenti, e su quello primario, uscirne vivi e in tempi non biblici. Non va tralasciato neanche il mal di testa da hangover, capace di macinare tutta la merda che vorreste evitare (lo zio neogrillino, la cugina che si sposa e quella vegana che caga il cazzo per via dell’agnello, i bambini che frantumano il cazzo e così via) in un unico – seppur fastidioso – indistinto e lontano brusio. Inoltre un colorito tra il beige e il ‘ghiaia’ vi offre la possibilità di giustificare con “sto poco bene” il vostro mutismo e un’eventuale fuga prima del tempo. Sapete che qualche zio proverà a venire a vedere il vostro bluff con “fatto tardi ieri sera, eh?”, ma voi mentite sfacciatamente e dite di esservi addormentati alle 11.
Se non ve la sentite di mentire, addormentatevi davvero alle 11 (ma di mattina) dopo esservi impasticcati a qualche after.

Tecnica Kossiga
Da usarsi specialmente se non temete per la vostra reputazione presso i parenti o se la casa in cui ci si è riuniti è la vostra e non vedete l’ora di liberarla.
L’obiettivo è creare tensione sociale. Intromettetevi in qualunque discorso con la delicatezza di un’entrata di Materazzi: trattate lo zio grillino come un essere inferiore geneticamente, la cugina vegana come un’illusa idealista (mentre vi riempite le fauci di gustosissimo agnello) e liquidate velocemente quella che si sposa con considerazioni sprezzanti sull’inattualità e l’inutilità del matrimonio, non disdegnando aneddoti su matrimoni finiti malissimo e tradimenti. Se qualcuno, per allentare la tensione, prova a portare il discorso su argomentazioni più facete, zittite la tavolata intera con “smettiamola di parlare di queste cretinate”.
Anche vostra madre non vedrà l’ora di andarsene, ma verrete bollati come la testa di cazzo che effettivamente siete.
Per questo esiste la ‘variante servizi segreti’, ma richiede maggiore concentrazione e un discreto allenamento nei bar del circondario (dai quali, se scoperti, verrete allontanati a bottigliate). La finalità è la stessa ma la tecnica è più raffinata: si tratta sostanzialmente di mettere i parenti l’uno contro l’altro, senza che questi se ne accorgano. I campioni di questa tecnica, con l’aiuto di poche frasette buttate lì come fossero neutrali e superpartes, possono godersi le discussioni che si fanno più accese mentre degustano i cappelletti in brodo, e sorseggiare un amaro, senza che tra questi due momenti intercorrano tre o quattro ore, facendo magari anche la figura dei pacieri. Se siete attori consumati potete anche salutare con aria paternalistica e dispiaciuta i parenti che se ne vanno frettolosamente, invitandoli alla pace in nome dell’unione familiare.

Tecnica Vic Mackey
Si tratta di creare imbarazzo e rabbia all’interno di uno o più nuclei familiari piazzando prove che ne sputtanino almeno uno dei componenti, in modo che questi accelerino il ritorno a casa per chiarire la questione. Dalla classica macchia di rossetto sulla camicia di uno zio, a indizi su un flirt tra cuginetti. Non esagerate: il vibratore nella borsa della nonna o fotomontaggi che attestino la passione di vostro padre per il sesso interspecie sono un pochino troppo, e potrebbero sfuggirvi di mano le conseguenze. Specie se vostro padre si mette a piangere e confessa tutto.
Consigliatissimo: con una spesa vicina ai 10 euro potete piazzare un paio di grammi di fumo scadente addosso al cugino quattordicenne che vi sta sul cazzo.

In casi estremi
Tecnica MacGyver
Congelate un uovo di Pasqua. Appena i parenti si siedono rompetelo con un martello. Usando i pezzi di cioccolato più acuminati sgozzate i parenti.
Mangiate il cioccolato.

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Le donne hanno rotto il cazzo.

Le donne hanno rotto il cazzo.
Davvero.
Logico che io non ho nulla contro le donne in quanto “persone”, d’altronde il 100% delle persone che durante la mia vita mi ha rifatto il letto era di sesso femminile. Ce l’ho con le donne in quanto categoria, come aggregazione, le donne che sentono di essere rappresentanti di un grande universo fatto di persone speciali in virtù di una differenza cromosomica. “Noi donne siamo fatte così”.
“Noi donne”.
Vaffanculo.

Ovviamente penso lo stesso degli uomini che si sentono parte di un grande team solo per il fatto di avere i genitali in comune, ma siamo seri, quante volte nella vostra vita avete sentito dire “noi uomini” rispetto a “noi donne”? Appunto.
Se digiti “noi uomini” nella barra di ricerca di fb, il primo risultato che ti viene suggerito è “Noi uomini quarantenni affascinanti e maturi”, gruppo chiuso di 58 sfigati dediti alla ricerca di scopate tramite social network e fake di ventenni maggiorate, intimamente dispiaciuti di non essersi accasati quando i loro genitori glielo suggerivano.
Se digiti “noi donne” il primo risultato è – sorpresa – “Noi donne”, comunità di TRECENTOOTTANTOTTOMILAETRECENTOSESSANTASEI persone su cui vengono pubblicate puttanate in bassa definizione come questa:

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Mi sfugge perché un ragazzo profondo e imprevedibile dovrebbe schifare calcio, figa e discoteca. Perché dovresti valutare un ragazzo supponendo che quegli interessi ne limitino la persona? Se al tuo ragazzo fa schifo il calcio1 non necessariamente è profondo; probabilmente gli piace un altro sport o non gli piace lo sport: chi cazzo se ne frega?
Se non gli piace la discoteca significa solo che non gli piace andare in discoteca: magari gli piace andare al minigolf, cazzi suoi.
Se non gli piace la figa, beh, forse dovresti rivedere leggermente le tue aspettative nei confronti del vostro rapporto, ma devo ammettere che la sua imprevedibilità è senz’altro maggiore della mia. Per dire, a me non passerebbe mai per la testa di incularmi tuo padre.

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Ma torniamo a noi. Dicevamo. Le donne come individui sono ok. Nel senso: alcune sono persone splendide, alcune sono così così, altre sono mediocri e altre ancora fanno cagare. Esattamente come gli uomini. Indossare il grembiulino rosa all’asilo o dover dire alla propria madre imbarazzata che è ora di acquistare assorbenti extra non sono esperienze che ti doneranno, un giorno, una non meglio specificata sensibilità. Eppure un’alta percentuale di queste tende ad alimentare e specchiarsi negli stereotipi della donna in quanto donna, come se “essere viziati/amati/coccolati” fossero bisogni dovuti al proprio sesso e non piaceri comuni alla quasi totalità degli individui. O la cazzata per cui se le donne governassero il mondo non ci sarebbero le guerre2. Eccetera.

Sarebbe ora che la società [cioè anche noi] la finisse di presentare le donne come esseri che vanno sempre trattati in maniera speciale, con un riguardo particolare, come se fossero indifese e necessitassero venerazione. Per come la vedo io è uno strumento di controllo, un modo per lasciare sempre la donna un gradino sotto, accarezzandole la testa.
E basta anche con la stronzata delle quote rosa o dei partiti che si vantano di quante donne hanno portato in parlamento. Non me ne frega un cazzo di quante donne portate in parlamento, m’interessa quante persone all’altezza ci portate, a prescindere dalla posizione in cui pisciano.
Alle primarie del pd, ad esempio, sui quattro candidati della provincia [due uomini e due donne] si potevano esprimere due voti: uno per un uomo e uno per una donna. Un’ingiustizia. Io avrei voluto essere libero di votare per le due donne o per i due uomini, casomai avessi giudicato che i candidati migliori avessero lo stesso sesso.
Le quote rosa sono una benda, una soluzione facile capace di cambiare le cose solo da un punto di vista numerico, un artificio per dire “visto? la metà sono donne”, mentre la società continua a essere sbilanciata a favore degli uomini.
Gli stipendi più bassi a parità di qualifica, il minore accesso a ruoli dirigenziali, la minore occupazione, la visione della donna come proprietà e la violenza che ne ne consegue [di cui i media si ricordano ogni tanto, quando mancano altri argomenti] non si risolvono con le quote rosa. Secondo me [lo sottolineo, secondo me, in quanto non ho la presunzione di aver capito tutto, anzi] il cambiamento si ottiene operando sulla cultura delle persone, sulla loro educazione, sulla comprensione del fatto che la donna vale esattamente come l’uomo3. Cioè, il più delle volte, pochino.


[1] è frocio.
[2] quando tutti sanno che ogni donna ne dichiarerebbe una al mese.
[3] un panino asap.

Impermeabile cinque stelle.

Una delle cose più interessanti, e allo stesso tempo tempo preoccupanti, tra quelle che Grillo è riuscito a instaurare nella mente dei suoi seguaci, è il meccanismo di difesa da qualunque opinione differente dal pensiero unico pentastellato.

Grillo e il suo staff, alla faccia della comunicazione diretta e dell’uno vale uno, comunicano unilateralmente. Lanciano un messaggio e non rispondono ad alcuna obiezione1. Perché non gli interessa e, soprattutto, perché non è necessario.
Basta andare in un post qualunque sulla bacheca fb o sul blog di grillo. Qualsiasi critica, pur argomentata, ha come unico effetto che colui che si è permesso di sollevare l’obiezione venga tacciato di essere un troll, magari pagato dai partiti. I “cani da guardia da bacheca” neanche si preoccupano di rispondere nel merito dell’argomento in questione. Se dissenti da Beppe sei in malafede e con te non c’è margine di discussione. Convincere che ogni messaggio contrario a quelli del capo arrivi da qualcuno che non deve essere ascoltato è un collante fortissimo, tra quelli al centro del consenso grillino. Supporre che l’altro sia mandato da qualcuno (o non informato2, o che argomenti falsamente per un tornaconto diretto), e quindi non si debba prestare criticità alle sue argomentazioni, ha come immediata conseguenza quella di non misurarsi con la propria (eventuale3) insufficienza. Con la propria e con quella – ad esempio – del programma a cinque stelle.

La conseguenza a lungo termine dell’atteggiamento per cui chiunque non si adegui al “verbo” (sono loro a chiamarlo così) sia da considerarsi un nemico, proprio e del bene comune, ha invece sfumature più sinistre.

Ovviamente lo stesso meccanismo è in atto nei confronti dei giornali: non importa che un argomento sia trattato in maniera più o meno scientifica, che si tratti di meri dati o addirittura di un’intervista. Se a pubblicarla è il giornale X, considerato voce del partito Y, ciò che c’è scritto non è vero, è creato ad arte per screditare il MoVimento, quindi non è necessario leggerlo (figuratevi verificarne la veridicità). Se il giornale citato non è considerato vicino ad alcun partito, allora è servo dei partiti in generale, perché teme il taglio dei finanziamenti pubblici. Emblematico di quanto il “verbo” proliferi nella disinformazione della audience 5 stelle è il fatto che la stessa accusa venga continuamente ripetuta anche nei commenti ad articoli critici – o che semplicemente presentano dati che smentiscono le cazzate di Grillo – divulgati da testate online che non ricevono finanziamento pubblico.

C’è poi da chiedersi, considerando che ogni opinione contraria a quella di Grillo viene pavlovianamente indicata dalla base come espressione di un esterno, qualora la fantomatica piattaforma tramite cui la base dovrebbe votare sui provvedimenti venisse realizzata, con quanta facilità Grillo e Casaleggio potrebbero decidere di annullare una votazione contraria alle loro aspettative attribuendo il risultato a hacker o infiltrati.
Si tratta comunque di una possibilità piuttosto remota: altra conseguenza della leadership carismatica di Grillo, della sua parvenza di infallibilità, è l’evidente possibilità da parte sua di orientare l’opinione della base sui singoli temi.

Tutto ciò mette inoltre in luce una delle principali falsità della comunicazione grillina. Tra i mantra ripetuti continuamente c’è quello per cui il MoVimento sarebbe un mezzo atto a “rimettere la politica nelle mani dei cittadini”. Ebbene, se chi non è d’accordo con le linee guida del duo Grillo-Casaleggio non può esprimersi liberamente nelle votazioni e senza che le sue opinioni siano svilite e declassate a infiltrazione, ciò significa che lo status di “cittadino” è riconosciuto solo a chi accetta, più o meno esplicitamente, l’autorità dei due capi. L’opinione di chi non vota Cinque Stelle non ha pari dignità rispetto a quella di chi lo fa.
Qualcuno potrebbe dire che non è così, che semplicemente il MoVimento rappresenta i propri elettori (e i loro presunti interessi) e non, a dispetto di quanto sbandierato, i cittadini. Ma andiamo, non è mica un partito.

[1] Nè ad alcuna proposta. I commenti, positivi o negativi, sono semplicemente ignorati.
[2] Sì, anche a me vedere scrivere “INFORMATI!” da gente che snobba i giornalisti ma ritiene attendibili Messora e i video/siti complottisti è una cosa che provoca un profondo disagio.
[3] Vabbè, “””””eventuale”””””.

I <3 internet

Stamattina son stato a fare una specie di colloquio – più una chiacchierata informale, in verità – per un lavoretto che potrei trovarmi a svolgere di qui a breve.
A un certo punto mi hanno chiesto quale “grado di confidenza” ho col web (!).
La mia risposta è stata più o meno “lol raga, ho >2 account fake su facebook, un account su twitter e uno su g+ sin dalla versione beta, un tumblr, un blog e conosco le chiavi di ricerca più lollosine™ da usare nei siti porno”.
Do quasi per scontato di essere il loro candidato ideale.
La cosa bella di tutta la storia è che potrei trovarmi a fare l’educatore.

Brevi considerazioni sul fatto che c’è un cazzo da ridere.

A pochi giorni dalle elezioni, il clima nel paese è simile all’alito di Travaglio dopo un paio di giorni di rinuncia all’igiene orale: pesante e impregnato dalla puzza del cazzo di Grillo.
L’ex comico, essendo soltanto il portavoce (il megafono!) di un movimento di cittadini, ha deciso che non si faranno patti con nessuno.
L’obiettivo, a chiunque abbia mantenuto quel minimo di coscienza che ti permette di non chiederti se è il caso di ciucciare la matita in cabina elettorale, dovrebbe essere chiaro: costringere il pd a dover trovare un’intesa con una parte del pdl per la formazione di un governo di transizione, poi pasteggiare, al ritorno alle urne, col cadavere del centrosinistra.
Questa è l’idea di “bene del paese” che ha Beppe Grillo. Il resto sono cazzate.

Grillo inoltre si arroga il diritto di incontrare Napolitano. Mi sfugge a che titolo lo faccia: non ha la maggioranza né alla camera né al senato e, sorpresa, dopo il conteggio delle circoscrizioni estere, non è nemmeno più il primo partito alla Camera. Eppure si comporta come se toccasse a lui – a lui, non al suo movimento – guidare il Paese. 
Questa è, in parte, l’idea di democrazia che ha Grillo. In parte perché è anche molto peggio.

C’è stato un momento, lunedì pomeriggio, in cui le menti critiche che parlano del loro voto a Grillo come di un modo “per dare un segnale alla sinistra” sembrava stessero mandando questo messaggio usando come oggetto “Governo Berlusconi V”. Poi, forse, è andata ancora peggio.
Pensateci un attimo: se Grillo riuscisse a fare all’Italia un decimo del danno che ha fatto alla vostra Home di Facebook, saremmo comunque spacciati.
Chi sostiene il contrario è il tipo di persona che condivide obbrobri grafici nei quali si spiega che “loro hanno tornato indietro i soldi” e che non afferra l’ironia non troppo sottile di “Siamo la Gente, il Potere ci temono”.

Il fascismo è durato più di vent’anni, il berlusconismo è lì lì per raggiungerlo.
Sorprendetemi, per favore.